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giovedì 30 aprile 2015

"The hybrid's legacy saga" di Francesca Pace


Titolo: Emma
Autore: Francesca Pace
Prezzo di copertina: 14,90 ◦ Prezzo ebook: 2,99
Pagine: 460
Editore: self
Genere: urban fantasy
Formato: carta ed elettronico
Data di uscita: Febbraio 2013
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Sinossi: 
Emma é una ragazza semplice dall'inconsapevole fascino magnetico. La sua vita tranquilla, al confine dell'invisibilità,  verrà sconvolta da un cambiamento radicale ed improvviso che la catapulterà nel complesso e violento mondo di streghe e vampiri. Un'inaspettata e travagliata transizione ne muterà in modo definitivo la natura e l'essenza trasformandola in un essere sovrannaturale mai esistito prima. Quando la straordinaria ragazza, accompagnata dai suoi amici di sempre e da un nuovo e viscerale amore, si troverà ad affrontare con coraggio la sua nuova vita imparando ad amarla e ad amare se stessa come mai prima, scoprirà di possedere uno sconfinato ed incontrastabile potere. È, questa, una appassionante ed intensa storia di amicizia, fratellanza e amore.

Estratto: 
Quando Emma giunse, Dimitri e Gabriel erano già coinvolti in una lotta violenta con due degli uomini della terribile vampira dai capelli ramati.Danielle aveva fiutato l’aria, avidamente, e, sentendo l'odore fresco e violento della giovane ibrida penetrarle deciso attraverso i sensi e correre diretto alla mente, aveva sorriso pregustando la sua imminente vittoria. «Ci sei venuta a fare visita bella bambolina?».Nel tono di Danielle era chiuso tutto il disprezzo possibile per quell'essere immortale perfetto e bellissimo che lei detestava profondamente.
Emma rappresentava tutto ciò che lei non sarebbe mai potuta essere e che, mai, era stata in vita.
«No!» Gabriel aveva gridato con quanta più voce era riuscito a far uscire dalla gola in fiamme per il furore del combattimento.
«Non avvicinarti a lei».
Con un movimento fulmineo, aveva spezzato il collo del vampiro che aveva stretto tra le mani e, con altrettanta velocità, era arrivato vicino a Emma che, ancora stupita per la situazione che si era trovata davanti, lo guardava con ansia e preoccupazione.
Gabriel le si era messo davanti, spingendola con attenzione e cautela dietro di sé con l’intento di coprirne la vista a Danielle. Emma gli appoggiò una mano sulla spalla in cerca di risposte che non tardarono a arrivare.
"E' qui per te".
"Per me?".
Gabriel teneva il capo chino di lato mentre con sguardo attento studiava i movimenti dei suoi avversari e di Danielle che continuava a sorridere pacifica e certa del suo piano.
Emma sospirò all'idea di uno scontro, non era certa di essere in grado di poter sostenere una lotta con vampiri tanto più anziani di lei e tanto più forti e esperti, ma, di sicuro, non avrebbe mai lasciato i suoi amici soli in quel momento, tanto più che sapeva che la causa di quell'attacco era, ancora una volta, la sua presenza….

Biografia dell'autrice:

Mi chiamo Francesca Pace e sono nata a Roma 34 anni fa.
Da sempre appassionata di scrittura e lettura ho scritto racconti e poesie che ho tenuto chiuse in un angolino fino a quando ho preso coraggio e ho deciso di tentare, con questo romanzo, la via della pubblicazione.
Abbandonate le fantasie e i desideri di diventare scrittrice subito dopo l'adolescenza , anche e soprattutto a causa delle necessità che mi sono trovata a fronteggiare, mi sono dedicata ad altri studi universitari laureandomi in fisioterapia.
Sono mamma di due splendidi bimbi ancora piccini e solo ora, una volta abbandonata la la carriera in Italia, e dopo essermi trasferita a Zurigo per seguire il mio cuore, ho rimesso mano alla penna ed eccomi qui  a proporvi il mio romanzo pensato e scritto come una bella favola moderna da poter raccontare alla mia bimba più grande...Emma, appunto. 

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Titolo: Gabriel. Il sigillo della tredicesima runa, libro secondo
Autore: Francesca Pace
Prezzo di copertina: 14,90 ◦ Prezzo ebook: 2,99
Pagine: 460
Editore: self
Genere: urban fantasy
Formato: carta ed elettronico
Data di uscita: Maggio 2014
Link Amazon

Sinossi:
Il secondo capitolo della saga "THE HYBRID'S LEGACY SAGA", scritta da Francesca pace, ci traghetta in un'atmosfera dark, sanguinaria e voluttuosa.

Gabriel è un ragazzo come ce ne sono molti. Scapestrato e superficiale, conosce fin troppo presto i dolori che un'esistenza umana porta con sé. Attraverso la sofferenza e la morte impara la caducità della vita e la fragilità dei sentimenti.
In una Scozia di fine 1400, Gabriel sceglierà le tenebre e l'oscurità dell'immortalità. Sceglierà di diventare un vampiro.
Sangue e morte ne accompagnano l'esistenza vissuta nell'inconsapevolezza e nell'ignoranza del suo dono. Un sigillo che ne cambierà radicalmente le sorti.
Una vita, la sua, vissuta al limite con al fianco Andrew, suo fratello, che mai lo abbandonerà neanche quando tutto in lui sembrerà essere perduto.
Una storia che abbraccia quasi sei secoli, ricca di cambiamenti e repentini mutamenti che porteranno ad un'intima trasformazione interiore che toccherà il culmine nell'incontro con Emma, l'amore della vita di Gabriel.
Sarà proprio l'amore, il motore che muove ogni cosa, a rendergli salva la vita e soprattutto l’anima.

Estratto: 
Abbassò lo sguardo sul suo corpo, ripercorrendo ogni cicatrice regalo di passati scontri, ricordando perfettamente il momento in cui questi erano avvenuti.
Si osservò le mani e non ebbe memoria di quante volte  avevano impugnato la sua efficace spada, quella spada che tanto spesso lo aveva salvato da morte certa.
Ogni angolo del suo corpo portava con sé il ricordo di un combattimento, di un momento della sua vita segnato dall'odio.
Il giovane uomo, confuso da tali pensieri, alzò lo sguardo, fissandolo nel vuoto, mentre corrugava le sopracciglia pensieroso. Il volto fu segnato da rughe profonde nella triste consapevolezza che nulla di lui riportava all'amore.
Gabriel aveva avuto molte amanti ma non riusciva quasi a ricordare il volto di una sola di loro. Non il loro nome e quasi neanche aveva ricordo del tempo speso in loro compagnia.
Una fitta di dolore lo costrinse a stringersi le mani al petto. Il respiro spezzato da quel fastidio acuto e profondo.
Si accarezzò il torace nel punto in cui immaginava dovesse essere il suo cuore, quel cuore privo di emozioni, e ne sondò il lavoro, il suo battere incessante, mai stanco e sempre pronto a dare al suo corpo quanto gli servisse nei momenti di massimo sforzo. Quel cuore che, però, sembrava essere incapace di battere per altro.

Prezzo di copertina: 14,90 ◦ Prezzo ebook: 2,99
Pagine: 460
Editore: self
Genere: urban fantasy
Formato: carta e elettronico
Data di uscita: Gennaio 2015

Sinossi:
Il terzo capitolo della saga "THE HYBRID'S LEGACY SAGA" è il romanzo di cambiamento, di crescita.
 
Nulla è come sembra. Il dolore, la morte, la magia...ogni cosa che ruota intorno alla vita di Emma e dei suoi compagni sta per essere sovvertita da un potere arcano e misterioso che entrerà nelle loro vite in modo violento.
Le alleanze cambieranno e la schiera di Danielle si arricchirà di uno spietato e quanto mai inaspettato alleato pronto a tutto per prendere la vita di Emma...
Anche quando il cuore di Emma vacillerà, incapace di sopportare questa nuova, dolorosa ed impensabile verità, lei dovrà trovare la forza di compiere il proprio destino...dovrà mettere a tacere il suo cuore fin troppo umano e le proprie emozioni...dovrà confrontarsi con la parte peggiore di sè per cercare di salvare il suo mondo.
Che ruolo avrà la Congrega dei Guardiani in questa nuova battaglia?
L'intimo sentimento che lega i due immortali saprà salvarli? Potrà l'amore assoluto che Emma prova per Gabriel rendergli salva la vita...ancora una volta?
Amore, tormento, paura...questi i sentimenti che accompagnano le giornate della bella ibrida che porterà a compimento il suo cambiamento, divenendo una donna forte e coraggiosa in grado di ripristinare gli equilibri del proprio mondo anche a dispetto di un potere maledetto che tenterà di condurla attraverso le tenebre fino al luogo suo piú oscuro.

Estratto: 
Emma non era mai stata più distaccata.
Aveva tagliato fuori ogni sentimento umano ed ogni sensazione o empatia.
Si rifiutava di guardare quella donna come si guarda un essere umano. In quel momento Tanja era un mostro sanguinario come lo erano Danielle e Sandra e, come tale, andava trattato.
«Non ti ripeterò la domanda una seconda volta».
Le disse in un modo che sorprese tutti e costrinse i suoi amici a guardarla per accertarsi che fosse ancora lei.
Il volto di Emma era una maschera di determinazione ed odio. La pelle tesa evidenziava il profilo deciso degli zigomi e gli occhi grandi e spalancati erano privi di ogni sfumatura.
«Emma...».
Serena le era di fianco e si mosse nella sua direzione, ma lei non se ne curò e si spostò di due passi verso la strega che, ammutolita, la osservava.
«Ebbene?».
Chiese di nuovo accompagnando la domanda con qualcosa di più convincente di uno sguardo duro.
Emma inclinò il capo di lato e la testa di Tanja eseguì lo stesso identico innaturale movimento.
Le ossa iniziarono a scricchiolare sotto la carne e la donna cominciò ad urlare.
«Così l'ammazzerai e non ci servirà più a nulla».
Le suggerì Dimitri che aveva fatto un passo avanti pronto ad intervenire.
«Non importa. L'informazione più importante l'ho avuta, il resto posso dedurlo da sola».
Emma non aveva alcuna intenzione di allentare di un millimetro la costrizione sulla donna il cui volto iniziava a diventare cianotico.
«Però… se Tanja volesse farmi la gentilezza di aiutarmi forse le potrei rendere salva la vita».
Aggiunse flettendo il capo un altro poco.
«Incenso... e betulla... e... ».
Balbetto la strega.
«E...?».
Le domandò Emma liberandola un poco da quel poderoso legaccio e permettendole di tirare un respiro.
«E artemisia».
Tanja prese a respirare in modo affannato ora che era completamente libera dalla stretta di Emma. Era affamata di aria.
«Bene… grazie! E perché ti ha fatto bere il suo sangue?».
La interrogò ancora avvicinandosi di più e, cogliendo la sorpresa nei suoi occhi, aggiunse  :«I tuoi ricordi sono così limpidi!».
«Lo hai letto nella mia mente?».
La strega era ammirata.
«Ti ho chiesto perché tu hai bevuto il suo sangue».
Replicò Emma, ignorando quella curiosità.
«Non solo io... eravamo in quattro. Sandra disse che sarebbe stato più al sicuro così che chiuso in un'ampolla».
Emma le arrivò proprio di fronte e le prese una mano nella propria, se la portò alla bocca e la morse all'interno del polso, dove la pelle è più tenera, i vasi più numerosi ed il sangue più ricco.
La strega si lamentò appena e continuò a fissare il volto della sua aguzzina, incapace di distogliere lo sguardo da quegli occhi magnetici, mentre quella riempiva una tazza con il suo sangue.
Quando fu soddisfatta della quantità ondeggiante nel contenitore, Emma si voltò verso Serena.
«Tieni, mettilo al sicuro».
Le disse, mentre Tanja le chiedeva :«Hai detto che mi avresti reso salva la vita... non è così?».
«Ho detto... forse».
Le rispose Emma mentre, dandole ancora le spalle, con gli occhi seguiva Serena uscire dalla stanza con quella preziosa reliquia tra le mani.
«Forse si…».
Aggiunse voltandosi.
«O forse no…!».
Terminò prendendole il viso tra le mani e torcendole il collo con quanta più forza riuscì a richiamare in quelle sue esili, ma micidiali dita.
Tanja cadde a terra come una bambola piena di sabbia. Pesante e inerme.
Emma non aggiunse nulla. Si voltò ed uscì dalla cella.

mercoledì 22 aprile 2015

The Hollow Crown. L'arte di Shakespeare più viva che mai.

Quattro episodi -da due ore ciascuno- per raccontarci le storie di valorosi re e inebriarci di monologhi la cui essenza prima parte direttamente da Shakespeare.
Richard II- Henry IV, Part 1- Henry IV, Part 2- Henry V, sono i titoli delle puntate di The Hollow Crown, serie britannica che vi lascerà a bocca aperta tra colpi di scena, di spada e di cuore.
Perdonate se i dialoghi non sembreranno esattamente scorrevoli, ma non sono discussioni: sono arte e poesia nella forma più pura e sublime. Infatti nel mio caso le puntate sono durate quattro ore ciascuna, perché andavo appuntandomi stralci di monologhi; in parole povere non ne uscite più.
Le vicende sono serrate tra conti da regolare, conquiste e tradimenti, ma ciò che amerete di più sarà senz'altro uno di questi tre re presentati. Hanno dei caratteri così ben espressi e diversi, che sfido chiunque a restare insensibile al loro fascino.
Mi spiace proporre quest'analisi senza aver letto la tetralogia shakespeariana -rimedierò anche a questo, dovessi impiegarci dieci anni con i miei ritmi di lettura-, quindi nel giudicare i regnanti, mi esprimo solo in merito a come vengono presentati  nella serie.
Dato che la mia preferenza emergerà -oh, se emergerà!-, procederò in fila senza creare strani gomitoli di pensieri impossibili da sbrogliare.

Richard II


Figura eterea e leggiadra, codesto re che praticamente sembra spezzarsi con un grissino. Interpretato magistralmente da Ben Whishaw, ha la vita che più degli altri è gestita dalla regia in maniera coreografica. Non viene reso tanto come un essere umano, quanto fin dall'inizio si porge allo sguardo quasi fosse un dipinto -e non solo... ma vi anticiperei troppo-. Lo si riscontra nelle movenze, negli atteggiamenti sempre impeccabili, composti, posati.
Quest'uomo è come se fosse così fragile che un semplice tocco possa sgualcirlo in maniera definitiva. Per tutta la parte a lui dedicata, si ha l'impressione di osservare uno strano cristallo: delicato e profondamente innaturale.
L'innaturalità è ciò che più conduce le redini della sua esistenza, che sembra sempre un pelo costruita.
Viene definito un re dedito alle frivolezze -infatti non ci vorrà Einstein a deporlo-, che poco si preoccupa del regno e infatti molto rapidamente il popolo e parte della sua corte gli voltano palesemente la faccia; tuttavia ogni suo atteggiamento ha ben poco di terreno e via via che ci si avvicina al termine della puntata, capirete dove s'intende andare a parare.
Nonostante la partenza un po' farfallina e antipatica di questo personaggio, l'epilogo della sua storia gli fa riguadagnare punti.
In un certo senso lui è un incatalogabile: è così una continua altalena -su e giù- di torti fatti e subiti, che non puoi giungere a una conclusione con lui. È troppo difficile raccontarlo senza farsi influenzare dai suoi ultimi momenti -perché il come viene deposto, credetemi, è atroce-. Non è un personaggio positivo, a mio avviso; solo che le sue pecche vengono pagate in maniera eccessivamente spropositata.
In Richard II è molto marcata la mano di Shakespeare -sugli altri re interviene, ma non così profondamente-. È un uomo in cui buio e luce si rincorrono e si strangolano in maniera poco lucida e disperata. Un offuscamento continuo, misto a filosofia, arte, poesia.
Accattivante, a suo modo affascinante e abile nell'arte del disquisire -è uno spettacolo vero e proprio starlo ad ascoltare: è un ammaliatore anche nelle peggiori circostanze-, ma spesso questo carisma non è supportato dai fatti.
Siete avvisati: della prima puntata, gustatevi l'analogia finale, nell'ultima ripresa, che vi cadrà addosso come un macigno. Perché di un accostamento simile se ne ha il sentore un po' per tutto il tempo; quando però diventa una certezza, ha la violenza di uno schiaffo.

Henry IV


Dei tre è colui che incarna meglio l'integrità e l'onore -con qualche strappo alla regola-. 
Regolazioni di conti a parte, in linea di massima è davvero il sovrano più corretto anche laddove è costretto a commettere scorrettezze... il che, può suonare strano, ma fidatevi: ne vedrete delle belle.
Prende in prestito le fattezze umane rispettivamente di Rory Kinnear -da giovane, come potete notare in foto- e di Jeremy Irons - in età avanzata-.
Ha una condotta, sempre scavando a fondo, coerente. Credo sia la classica interpretazione del re senza macchia e senza paura che si aspettano tutti, ligio al dovere e al conservare la sua immagine.
Consideriamo che in lui mantenere le apparenze diventa di basilare importanza, dato che forse è il primo che, quando interpella la sua coscienza percepisce, che il suo trono agli occhi di alcuni è preso in modo illegittimo.
È un ossessione non scritta, dimostrare ogni giorno in ogni istante della sua vita, di essersi meritato quella corona. Estirpare tutti i rimorsi di coscienza, sentirsi una persona pulita, rendere limpidi i suoi leali. Nonostante gli sforzi, secondo me, fino all'ultimo respiro si è sempre sentito re per metà: cerca con troppa insistenza d'inculcare certe convinzioni e forme al figlio. Ha sempre questa malcelata, profonda paura di essere a sua volta spodestato, o che possa accadere a un suo discendente e ciò lo tiene costantemente in guardia. I fantasmi del passato lo perseguitano e lo costringono a fare periodici bilanci sulla sua persona, su quanto gli sia costata la corona. Pesa questo sangue che si porta dietro, anche se la sua intenzione è quella di non darlo a vedere.
Considerando che nel corso della Storia ne accadono di tutti i colori nelle famiglie reali, lui è considerabile relativamente onesto: un uomo d'onore, che ci tiene a mantenere la parola data. Un difetto grande è la sua inflessibilità, che non gli consente di percepire che, a volte nella vita, per raggiungere la meta ci sono vie traverse ed ugualmente efficaci.

Henry V

L'anima gli è prestata da Tom Hiddleston, partorendo un personaggio accattivante, sfavillante, leggendario.
Non avevo -mea culpa- visto mai questo attore in azione; ma appena ha aperto bocca, son rimasta letteralmente folgorata.
Si presenta come un principe dissoluto, con il palese andazzo -se non addirittura peggio- di Richard II. Passa le sue giornate in osteria con la plebe anziché frequentare altri reali; beve, fa furti stupidi, talvolta giace anche con prostitute. 
Ribelle, frivolo, spiritoso, libertino, divertente. Eppure, nonostante la bassezza dello stile di vita, in alcuni momenti si lancia a cuore aperto in monologhi, che fanno palesemente intuire che in realtà egli nasconde gelosamente un'immensa ricchezza interiore.
Il suo atteggiamento ambiguo, da regale che nuota soddisfatto nei bassifondi come se ne facesse parte, da un lato lo scredita con la corte e le alte cariche, ma dall'altro denota una semplicità d'animo, un'umiltà davvero da pochi. Tuttavia c'è chi scambia questa bontà come stupidità, ingenuità.
È così intelligente da sdrammatizzare la sua esistenza, ma è perfettamente consapevole della sua condanna. Perché per lui diventare re, essere a tutti i costi credibile, è un fardello che non vorrebbe sostenere, che lo fa sanguinare. Ma che accetta con tutto il cuore, per amore di suo padre, della patria.
Il nuovo Henry ha il viso d'angelo, una modestia da vendere, una sensibilità innata, ma tutto ciò non significa che sarà un gioco da ragazzi raggirarlo, prenderlo in giro. 
Sottovalutarlo costerà a molti, visto che la sua correttezza pretende altrettanta correttezza e non ammette tradimenti di nessun genere, per nessun motivo. 
Falstaff ad esempio, è convinto di averlo alla sua mercé e a completa disposizione, quasi il giovane fosse suo succube, senza rendersi conto di ciò a cui va incontro.
In definitiva sono rimasta rapita da una personalità così poliedrica, multiforme, sorprendentemente camaleontica. Possiede l'innata capacità di trovarsi a suo agio in ogni situazione e avere la risposta giusta sempre.
È in grado di stupire tutti, d'imparare in fretta, di cambiare radicalmente per il bene dell'Inghilterra e non solo: la sua grandezza in battaglia, non ha pari. Ma non è tanto la furia, la tenacia a colpire di lui; quanto il saper parlare all'interiorità della povera gente, insegnare il coraggio a persone che fino a poco prima erano poco più che contadini...e con lui diventano eroi. Non c'è niente da fare: lui ha proprio una marcia in più. La nobiltà d'animo s'irradia da questo re e contagia gli altri come fosse luce. Raggi di un sole inestinguibile che colpiscono chiunque. 
Riesce a scaldare persino le situazioni più avvelenate, disperate e disarmanti.
Henry V sarà una sorpresa continua, vi lascerà dentro qualcosa di unico. Perché sotto sotto egli è autentico e grande come pochi. E pochi possono capire.

Ma ora, chi voglia contemplare il regale comandante di questo esercito in disfacimento, andare da un posto di guardia all'altro e di tenda in tenda?Poiché egli visita tutti i suoi soldati. A ciascuno rivolge un buongiorno con un mite sorriso e li chiama tutti fratelli, amici, compatrioti.Il suo regal volto non tradisce il pensiero, d'esser circondato da un esercito temibile. Né rivela con il colorito del volto la logorante veglia notturna,
ma fresco appare e nasconde i segni di fatica con volto allegro e gentile maestà.
Sicché chiunque sia miserabile, languente e pallido, ammirando lui, tragga conforto dal suo apparire, sciogliendo la gelida paura; sì che uomini d'alto e basso rango possan contemplar, nella nostra inetta descrizione, uno scorcio di Henry nella notte.
ma fresco appare e nasconde i segni di fatica con volto allegro e gentile maestà.Sicché chiunque sia miserabile, languente e pallido, ammirando lui, tragga conforto dal suo apparire, sciogliendo la gelida paura; sì che uomini d'alto e basso rango possan contemplar, nella nostra inetta descrizione, uno scorcio di Henry nella notte.

Shakespeare con estrema classe ci ha illustrato tre modi differenti di riempire la corona. Strumento di potere abrasivo, bruciante che purtroppo dà alla testa, crea assuefazione. Talvolta logora e distrugge.
Ci si chiede se quasi non sia più felice un'esistenza povera e umile, come quella che forse avrebbe voluto il fiero Henry V.
Ovviamente ci sono momenti anche felici e spassosi -come il corteggiamento a Caterina di Francia- , ma ovunque c'è sempre l'impronta di questo grande della letteratura, che sembra gestire l'insieme dall'alto dirigendolo verso un senso più profondo.

giovedì 16 aprile 2015

Ano Hana vi entrerà nel cuore.


La bellissima Menma (Meiko Honma) girovaga imperterrita per casa di Jintan (Yadomi Jinta), che non sa più come liberarsene. Anche così è una scena piuttosto strana... ma ancora più insolito è che lui veda Menma, visto che la giovane è morta quando lei e tutti i suoi amici erano ancora bambini.
Così segue il ragazzo come fosse la sua ombra e, per trovare pace, si aspetta che lui e gli altri realizzino il suo desiderio. 
Ma il gruppo non si frequenta più ormai da anni: tutti hanno preso strade diverse e non è poi così facile rimetterli insieme come tessere di puzzle. Anche perché Jintan, da ex leader si è fatto scuro e ombroso, con poca capacità d'azione e tanti scheletri nell'armadio. 
Ma sarà il solo a non sentirsi completamente a posto?
È stato davvero così facile, per gli altri, dimenticare il passato e voltare pagina?


"Ascoltami bene, stress: adesso potresti anche lasciarmi in pace. 
Quando sono con te, le cose brutte, quelle più brutte mi tornano in mente.  

E mi fanno venire il nervoso."

Jintan si è chiuso in se stesso: non esce molto, ha smesso di andare a scuola. È rimasto indietro in tutto, si è lasciato vivere, impossibilitato a superare il dolore perché ne è assalito. Ha ancora incollato addosso il rimorso di aver in un certo senso preso in giro l'amica, senza esser riuscito a chiederle scusa.
Lei ha un modo di fare così dolce da sciogliere la neve con un sorriso. È energica, sensibile, attenta ai bisogni di coloro che ha a cuore e non le sfugge -quasi- nulla.
È emozione già dalle prime battute e da subito si rischia di piangere. Non si perde tempo con le frasi al vetriolo, che sgorgano in maniera immediata; ma si è ancora più coinvolti, quando dai primi due, la faccenda diventa collettiva.
Perché in realtà fanno tutti finta di andare avanti, ma restano anche loro ingabbiati in maniera diversa nel passato. Nessuno si è mai reso conto che è come se non fossero mai cresciuti.
Anaru (Anjō Naruko) ha ancora il suo ingombrante senso d'inferiorità; Yukiatsu (Matsuyuki Atsumu) deve svuotare il cuore dalla rabbia e sostituirla con un motivo per affrontare il domani; Tsuruko (Tsurumi Chiriko) usa la sua intelligenza come scusa per creare distanza e non uscire dal guscio; Poppo (Hisakawa Tetsudō) non ha più una direzione né un'idea ben precisa del domani.
Jintan resta in parole povere il più coraggioso, quello che per primo ha l'onestà di ammettere che la morte di Menma ha fatto tabula rasa nella sua vita: ha creato un ostacolo insormontabile oltre il quale non riesce più ad andare.
Ma ora che la ragazza gli è vicino, è costretto per forza di cose ad ascoltare ciò che l'allucinazione ha da dirgli, ed esaudire il suo desiderio.
Sperando innanzitutto che Menma si ricordi qual è, il suo desiderio...
È così che, tra un tentativo e l'altro di cercare questo desiderio, vecchie amicizie risorgono lentamente dalle ceneri, costringendo i diretti interessati ad esporre senza mezzi termini le loro enormi ferite, a guardarsi allo specchio e riconoscere davvero ciò che esso riflette.
Mi ha colpita profondamente il solco lasciato dal dolore. È come una grandine nera che ha preso di mira  determinati individui e gli resta addosso senza andarsene mai. I protagonisti sono così sporchi di questa pioggia, come gabbiani inghiottiti dal petrolio. Non riescono a risalire, a volare.
Per questa pesantezza di fondo, nemmeno Menma riesce a volare, a trovare pace.
La sua anima cerca a tutti i costi di ricucire gli squarci che morendo ha provocato agli amici e alla famiglia. Dimentica quasi di essere lei quella che ha bisogno di essere aiutata. Come dice anche sua madre, tende a scordare di essere morta, anche se dolorosamente le torna in mente ogni volta che vorrebbe comunicare, abbracciare qualcuno e l'unico che riesce a vederla e sentirla resta Jintan.
Anime emblematico, è stupendo in quanto ti conquista immediatamente e non ti lascia una via d'uscita, se non quella di non  perdere una sola puntata, fino a vedere come va a finire.
Pungente, sfiancante in quanto ci mostra la distruttività di una perdita e le sue conseguenze che si protaggono all'iinfinito. Perché non basta crescerci sopra, se in fondo al cuore non si è accettato né metabolizzato niente.
Stare bene non è dato da quanti anni ti prendi per distanziarti dal trauma. Se non lo guardi in faccia, quello resta lì a trangugiarti anima e cuore.
Appena ho sentito parlare di Ano Hana non ho perso un secondo e mi sono messa a seguirlo. E lo rifarei.
Premetto che adoro di mio gli anime tormentati, ma questo ha una marcia in più. Questo ti scava una nicchia dentro e ci si conficca come una scheggia. Non lo si può dimenticare.

giovedì 9 aprile 2015

L'infinito loop di Groundhog Day



Groundhog Day -per gli amici "Ricomincio da capo", a testimoniare quanto fedelmente i titoli vengano tradotti in italiano- ci riporta indietro nel tempo. Siamo esattamente negli anni novanta e quest'atmosfera -tanto cara a me, che l'ho vissuta da piccolina- è ovunque e inconfondibile.
Il nostro protagonista, Phil Connors è un meteorologo e viene inviato insieme a Rita e Larry, a prendere parte alla ricorrenza del Giorno della marmotta, nella microscopica cittadina di Punxsutawney.
Senza tanti giri di parole, questa marmotta esce da una porticina il 2 febbraio e in base al vedere la propria ombra o meno, parlando col sindaco -non chiedete a me come fa- gli comunica se l'inverno finirà presto o meno.
Phil è un tipo senza peli sulla lingua, sarcastico e a tratti si dimostra anche acido. Vede questa faccenda come un qualcosa di ridicolo da sbrigare molto in fretta per poi tornarsene dalle sue parti.
Ma diciamo che il tempo -in  nessun senso- sarà dalla sua parte. La bufera di neve che incombe, tiene in pugno i tre e li costringe a rimandare la partenza di un giorno.
Peccato che questo fantomatico domani, non arriva mai.
Phil si sveglia tutte le mattine successive con la stessa sveglia alle sei, costretto a vivere all'infinito quel maledetto 2 febbraio.
Nemmeno lui sa bene come comportarsi, se c'è qualche passo da compiere per spezzare il cerchio. Infatti si lancia nella più profonda improvvisazione giornaliera, poi ci pensa bene e dirotta il suo tempo alla conquista della bella Rita. Poi però le acque sembrano sempre muoversi poco e lui gradualmente coinvolgersi troppo nei confronti della donna.
Non aspettatevi intricate soluzioni alla inception; qui siamo in ambito puramente umano.
Il viaggio più che psicologico, è emozionale: all'inizio della vicenda ci viene presentato un uomo, che giunto alla fine non si riconosce più e giunge addirittura a togliersi la corazza, a svelare le sue debolezze, tutta la sua umanità. Vengono offerti allo spettatore, spaccati di una sensibilità incredibile.
In fin dei conti, la chiave di lettura intera del film, consiste nel fatto che prima di cambiare giornata, qualcuno doveva cambiare completamente la propria anima e il suo modo di vedere le cose.
Dalla partenza asettica alla yogurt scaduto, si finisce perfettamente inseriti nel mondo interiore del protagonista, dove si credeva non potesse entrare nessuno a curiosare.
Pellicola particolarmente bella, adatta a coloro che non sono mai stanchi d'ispezionare le emozioni.

venerdì 3 aprile 2015

LE MIE RECENSIONI DALLA "A" ALLA "Z"

Salve! Volevo intitolare il post "Recensioni come se piovesse", ma stavolta ero tentata di fare una cosa seria.
Ho intenzione di stilare un elenco dei libri da me crudelmente giudicati, in modo da poterli trovare tutti, senza dover saltellare come scimmie tra Scrittevolmente e il blog.
Scusate: li ho ordinati per cognome dell'autore, il che mi fa meritare un posto all'Inferno, ma me ne sono resa conto a lavoro bell'avviato.
Buona lettura!


A
-Allan Poe Edgar, Racconti del terrore
-Apuleio, La favola di Eros e Psiche


B
-Bulgakov Michail, Cuore di cane


C
-Christie Agatha, Nella mia fine è il mio principio
-Christie Agatha, Poirot e la strage degli innocenti
-Collins Susan, Hunger Games
-Collins Susan, Hunger Games (l'intera trilogia)
-Coltorti Gaia, Le affinità alchemiche
-Covacich Mauro, L'esperimento

D
-D'Avenia Alessandro, Cose che nessuno sa
-Del Moro Francesca, PLACEBO “20 YEARS” – La Rosa e la Corda (con intervista)
                                    PLACEBO "20 YEARS" - La Rosa e la Corda
-De Stefano Cristina, Oriana. Una Donna
-Dostoevskij Fëdor M., Le notti bianche

E
-Espinosa Albert, Braccialetti rossi. Il mondo giallo. Se credi nei sogni, i sogni si creeranno

F
-Fallaci Oriana, Insciallah
-Fallaci Oriana, La Forza della Ragione
-Fallaci Oriana, La Rabbia e l'Orgoglio
-Fallaci Oriana, Lettera a un bambino mai nato
-Fallaci Oriana, Quel giorno sulla Luna  
                           Quel giorno sulla Luna (blog)
-Fallaci Oriana, Un Uomo

G
-Gamberale Chiara, Quattro etti d'amore, grazie
-Giordano Paolo, Il Corpo Umano

H
-Hawthorne Nathaniel, La lettera scarlatta
                                      La lettera scarlatta (blog)
-Hornby Nick, Non buttiamoci giù
                         
I
J
K
-Kant Alice, Ob-scene

L
-Lawson Jenny, Follemente Felice
-Livatino Candida, Le sfumature della scrittura



M
-Mazzantini Margaret, Il catino di zinco
-Mitchard Jacquelyn, La relatività dell'amore
-Mura Roberta, Predestinati

N
O
-Orwell George, 1984

P
-Pacori Marco, I segreti del linguaggio del corpo
-Paterlini Roberto, Cani Randagi
-Pollero Daniele, Vangelia 
-Portiero Monica, Ogni volta una scusa

Q
R
S
-Sangiorgi Giuliano, Lo spacciatore di carne
-Scilla Guglielmo, L'inganno della morte
-Shakespeare William, Amleto
-Shakespeare William, Romeo e Giulietta
-Shakespeare William, Sogno di una notte di mezza estate
-Sparks Nicholas, Ho cercato il tuo nome
-Sparks Nicholas, Quando ho aperto gli occhi

T
U
V
-Verbaro Demetrio, Il carico della formica
-Verbaro Demetrio, L'attimo eterno
-Von Goethe Johann Wolfgang, I dolori del giovane Werther
-Von Goethe Johann Wolfgang, Le affinità elettive

W
-Wallace Edgar, Il volto nella notte
-Watson S. J., Non ti addormentare

X
Y
-Yoganada Paramahansa, L'eterna ricerca dell'uomo

Z
-Zucca Silvia, Guida astrologica per cuori infranti

Recensione- Le affinità alchemiche, di Gaia Coltorti

Titolo: Le affinità alchemiche
AutoreGaia Coltorti
EditoreMondadori
Pagine357
ISBN978-88-04-62620-6
Prezzo 15 

Chiedo innanizitutto perdono e redenzione per la copertina storta. Mi sta venendo il tic all'occhio a guardarla, ma avevo scattato la foto dall'alto e doveva -nella mia testa- uscire perfetta, invece ecco questa "cosa" in prospettiva, con un titolone incoraggiante in salita.
Perché non ho preso un'immagine da internet? Perché non mi piaceva la risoluzione di quelle presenti. Sì: per far meglio ho fatto peggio, senza dubbio.
Ma voi che siete cari e buoni, apprezzerete il pensiero, senza dubbio.
Complicato e semplice, si presenta questo libro ingannevole. 
Dovete leggerlo solo per arrivare al finale. No, davvero: se vi capita di perdervi un po' durante le pagine, di avere cali d'attenzione, andate avanti; non mollate. Non ci pensate neanche un po'.
Stile dal garbato sarcasmo che di tanto in tanto rifila vere e proprie stilettate sullo stinco, ci porta tra una battutina e l'altra diretta al protagonista, in una vicenda che viene alleggerita. Ma dovrebbe dare ben poco da ridere. 
Ho trovato molto brillante e intelligente questa modalità d'incartare i fatti con un bel fiocco, perché vieni colto in contropiede. Il lettore diventa la vittima di una storia che percepisce in un modo, ma non si rende conto subito di quanto invece vada oltre l'inimmaginabile.
Anzi, vi dirò di più: volevo quasi biasimare questo mondo artefatto pieno di soldi in cui i due protagonisti vivono; ma a fine di tutto, posso solo affermare che è stata una genialata e poi tacere. Questo veleno impacchettato in maniera sgargiante, ci voleva proprio. Anche perché me lo sono stupidamente bevuta e ho ricevuto uno schiaffo, che per poco non cado per terra.
Partenza molto tranquilla, con l'autrice che alterna gergo giovanile -i genitori vengono chiamati "parents"; gli amici hanno dei soprannomi assurdi- a processi di somatizzazione brutale delle emozioni. Interessante che abbia deciso di rendere il libro un colloquio con Giovanni, il protagonista. Gaia si rende speaker, commenta, deride, apprezza, dalle volte si lascia sfuggire una punta di amarezza. Il mix che ne consegue è confusionario e frizzante. Tante note salate lascia cadere qua e là, ma si può procedere senza coglierle. C'è una palese puzza di bruciato, ma coperta talmente bene, che difficilmente capisci la piega che prenderanno gli eventi.
Da settimane, lo sai, la vostra disperata e impossibile storia andava avanti. Ogni tanto, ti capitava d'immedesimarti in un estraneo e trasalire, intuedo fino a che punto, visto da fuori, quel vostro amore dovesse apparire orribile- la parola a cui pensavi era "ripugnante". Ma bastava infischiarsene e subito, in obbedienza al loro destino, tutte le cose si mettevano di nuovo in cammino.
In maniera fulminea e inesorabile, Giovanni resta colpito da questa ragazza bellissima dagli occhi verdi e il viso così simile al suo. Bellissima ma dal carattere testardo, indomabile e sotto sotto manipolatore, capace di farlo tanto arrabbiare quanto tenerlo legato a sé.

Selvaggia si presenta fin da subito come una perla più unica che rara, da possedere assolutamente. Piombata in casa e in famiglia a portare scompiglio. 
Sì, in famiglia: perché Giovanni e Selvaggia sono gemelli separati da piccoli, quando il padre e la madre hanno deciso di divorziare e tenersi un figlio a testa.

Selvaggia vive da sempre con la madre Antonella, a Genova. Però per questioni lavorative, le due si trasferiscono a Verona, dove Giovanni è rimasto con il padre.
Ora però i loro genitori vogliono provare a riagganciare i rapporti e, perché no, a vivere sotto lo stesso tetto. 
I ragazzi intanto ribollono per il sangue del loro sangue. Si perdono in un amore troppo strano per essere capito, troppo forte per essere anestetizzato, troppo straziante per essere digerito. 
L'alchimia si sviluppa in un moto di emozioni contrastanti, a tratti esplode poi si ritrae. Lui squadra lei da cima a fondo e non la capisce mai, ma non è certo questo che lo fa scomporre. Come non lo fanno scomporre i capricci che fa continuamente, i raggiri per ottenere qualcosa. Però lei non è solo bizzosa. Selvaggia nasconde un lato oscuro che resta inespresso, fino al culmine in cui si manifesta nel modo più nero.
Giovanni -da lei ribattezzato Johnny- è così preso e forse coglie qualche sfumatura grigia di quest'anima incompresa, ma nemmeno lui sa in cosa si va cacciando. La situazione incesto, da parte sua non è affrontata proprio a cuor leggero: anzi, ci sono parecchi passaggi iniziali in cui tentenna, si autodistrugge, vorrebbe punirsi per questo. Vorrebbe anche stare alla larga da lei, ma non resiste a questa forza gravitazionale e viene completamente inghiottito. A forza di tira e molla, di gelosie disumane e malate, lui vuoi o non vuoi giunge a un punto di non ritorno che si poteva indovinare.
Tu non potevi e non volevi provare simili sensazioni, impossibili voglie nei confronti di lei, che aveva il sangue uguale al tuo.

Qualcosa che persino le ultime tribù di cannibali esistenti sulla Terra continuavano a proibirsi ed esecravano.
Così che in te, accanto al piccolo Geppetto di Verona che pure certamente esisteva, al valletto perennemente a rischio di venir manipolato da una sorella caparbia, sedeva adesso un terzo e più pauroso convitato: un essere antico, a cui nessuno aveva ancora spiegato niente, e, nel contempo, un povero corpo traboccante di desiderio, una creatura capace di disobbedienze talmente mostruose da non aver diritto, almeno su questa Terra, ad alcun posto dove stare. Ché a un tizio così, a un senza legge del genere, a un simile sacrilego, gli avrebbe dato la caccia il Mondo.
In sostanza la relazione stessa tramuta questo ragazzo mite, la cui esistenza dapprima serena ma vuota si ritrova all'improvviso piena ma tormentata. 
Ma il tormento, poi, c'è?
No.
Lo si avverte sempre velato, come una patina opaca che talvolta rabbuia questa straripante felicità dello stare insieme. Si vede quando stanno attenti agli sguardi altrui, a non essere scoperti dai "parents"; si vede con i primi contatti. Ma questa paura, questo senso di colpa, questa percezione di aver fatto un grosso sbaglio, in linea di massima non c'è. Portano avanti la loro storia, come fosse quella di tanti diciottenni come loro. Sfruttano la leggerezza della loro età per trovare la forza di esistere. Non esiste una coscienza, una percezione dell'errore, dell'incesto per quello che è.
Anzi, sembrano quasi premiati dai loro gesti. Si fanno regali costosi, hanno un appartamento da utilizzare senza farsi scoprire. Fanno pranzi, cene, non manca nulla.
Arrivi ad un punto in cui la lettura non torna proprio; ti perdi in una miriade d'interrogativi.
Ma cos'è, una fiaba? Una folle invenzione di qualcuno per farci diventare tutti pazzi?
No. 
No, cari lettori, no.
Se fosse una fiaba, sarebbe meglio. Perché quello che viene dopo essersi persi, trascinati per qualche pagina chiedendosi se l'insieme ha un senso, se c'è un disegno di fondo, arriva con la stessa delicatezza di una bottiglia di acido in faccia. 
Quello che arriva, è un chiodo piantato nel cuore con accanimento sadico.
Tutto si può valutare, tranne ciò che non si penserebbe mai.
Questo è il punto di forza di una lettura che sembrava stranamente leggera e poi va a tradimento a finire in uno strapiombo. Ci sono affondata tutta. Mi sono sporcata con quel fango vivo.
Questo gioco affascinante dell'involucro dorato con cui incartare l'abisso, mi ha tolto dieci anni di vita.
Per un precipizio così, vale la pena attendere un po', sopportare il miele. 
Per un precipizio così, vale la pena leggerlo. 

Perché non venivano a salvarti? Di quali crimini poteva mai essersi macchiato un liceale di Verona a cui piaceva lo sport e che, al massimo, aveva desiderato, fin lì, nuotare un po' bene a dorso?"Io sono pazzo" ti eri detto. "Tu, Giovanni" qualcosa aveva gridato da dentro il tuo cuore buio, "sei talmente un poveraccio che da quest'angolo non esci vivo!"